Nel progettare una ricerca sociale, un passaggio di fondamentale importanza è la scelta della tecnica di rilevazione delle informazioni, che avviene normalmente prendendo in esame i punti di forza e debolezza dell’insieme delle tecniche disponibili, scegliendo quelle più adatte al contesto e al fenomeno indagato.

Ma quando si organizzano progetti di ricerca basati sulla collaborazione interdisciplinare e sul coinvolgimento degli stakeholders, come nel caso del progetto ParWelB, la sfida non è solo quella di scegliere le tecniche più adeguate, ma anche di trovare strategie efficaci per combinare approcci di ricerca diversi e supportare il percorso per raggiungere obiettivi complessi e in parte contraddittori.

Avvalendosi di un approccio che definiremo partecipativo è però possibile introdurre nuove interpretazioni della relazione tra ricerca e pratica. Da una parte questo risponde a un’istanza di democratizzazione, perché rappresenta un modo di fare ricerca che riconosce l’esistenza di una pluralità di conoscenze, provenienti da differenti discipline, ma anche da diverse esperienze e rappresentazioni dei fenomeni sociali delle persone direttamente coinvolte nel fenomeno. Dall’altra presuppone che l’insieme di queste conoscenze possano creare uno spazio di apprendimento condiviso in cui negoziare continuamente i risultati di ricerca.

Una delle caratteristiche fondamentali di questo approccio sta nella sua capacità di amplificare la voce dei cittadini nei loro contesti di vita quotidiana, puntando esplicitamente all’emancipazione di chi è marginalizzato e/o si trova in condizioni di vulnerabilità. Inoltre, i soggetti coinvolti in una ricerca partecipativa saranno chiamati a mostrare un certo grado di apertura tanto nei confronti dei loro colleghi (co-partecipanti) quanto nei confronti delle implicazioni di ciò che emerge dal lavoro di ricerca: poiché i saperi acquisiti in questo processo potrebbero essere utilizzati per promuovere il cambiamento e per implementare buone pratiche nei contesti in cui la ricerca avviene.

Il progetto ParWelB si propone di adottare un approccio partecipativo allo scopo di dare voce alle esperienze vissute dai genitori dei bambini nati prematuri durante il primo anno successivo al ricovero nelle due unità di terapia neonatale coinvolte (l’unità di terapia intensiva neonatale dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e l’unità di terapia sub-intensiva neonatale dell’ASST-Rhodense). Confrontandoci con le naturali difficoltà e incertezze che seguono un evento complesso com’è la nascita prematura di un bambino, puntiamo a migliorare il benessere familiare e promuovere l’implementazione di buone pratiche nell’ambito della cura neonatale. Per ottenere questo scopo, il progetto promuove la costruzione di una collaborazione, una relazione bidirezionale tra i genitori dei neonati prematuri e il personale sanitario, che possa facilitare un processo decisionale condiviso. Intendiamo analizzare il rapporto tra personale sanitario e genitori di bambini nati prematuri in una prospettiva sociologica con l’obiettivo di promuovere l’empowerment dei cittadini e di rendere il personale sanitario più consapevole dei valori, dell’esperienza personale e della prospettiva dei genitori.

Tutti i membri del consorzio di ricerca e i partecipanti al progetto ParWelB (compresi, quindi, i genitori dei bambini nati prematuri) collaboreranno allo sviluppo di nuove linee guida che agevolino forme personalizzate di sostegno per i genitori che affrontano assieme ai loro bambini situazioni di cura particolarmente critiche.

Dott.ssa Conny Russo
Ricercatrice
Unità di Milano-Bicocca

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